"…I discovered something new about myself each time I went down, and I remained obsessed with going ever deeper. I felt like an explorer, venturing into the unknown. …Those three death-defying minutes are what it's all about "


A story of love and obsession – The dive – Francisco “Pipìn” Ferreras –

Collins Willow – 2004

 

"Trattenere il fiato è quanto di più innaturale possa fare un uomo. Si può resistere per alcune settimane senza mangiare o qualche giorno senza bere, ma non più di qualche minuto senza respirare. Potremmo allora chiederci perchè un giovane intraprende una disciplina così difficile e dura; come possa trovare stimoli e piacere in un'attività che di per se è una sofferenza. In realtà l'apnea è una scoperta graduale del proprio Io, una ricerca interiore che, se condotta in una certa direzione, cancella completamente l'aspetto doloroso connaturato al "trattenere il fiato", lasciando spazio a sensazioni ed emozioni forti e bellissime.

A questo livello si arriva per gradi, col tempo, solo se si impara a fare apnea con la testa più che con il fisico, con la forza della mente piuttosto che con quella dei muscoli."


Umberto Pelizzari



"…il pescatore mi porse il fucile e con una contemporanea inspirazione totale andai giù, tirato dal piombo. Mi sentivo potente, sentivo l'acqua frusciare contro il volto; mi sembrava di penetrare il mare e di essere penetrato dallo stesso, come se i miei pori si dilatassero e mi apportassero acqua salata nelle vene. Mi sembrava come se avessi potuto vivere in eterno, sempre precipitando; mi sembrava come se il mio sangue, invece che rosso sarebbe potuto diventare turchino, come l'orizzonte verticale contro cui mi precipitavo; mi sembrava come se il mio sangue, trasformabile in mare,pompato dal cuore mi avrebbe arricchito il cervello di sale, si da farmi vedere il mondo circostante con l'occhio dei pesci.

Il frusciare delle varie profondità che lasciavo dietro le orecchie era tale che nascondeva il gorgoglio delle bolle degli autorespiratori, fra cui talvolta mi avventavo, sempre trascinato dal peso, scompaginandole e frantumandole! Pompavo automaticamente aria nelle narici e nella maschera e le compensazioni procedevano calibrate alla bisogna: arrivai giù talmente preso dall'ambiente e dalle sensazioni provate, che mi accorsi di non avere neppure notato Paolo, Concetto, Aldo, disposti lungo il tragitto. Sul fondo vidi Carmelo e Aldo i quali, dandomi una pacca sulle spalle, con gli occhi spalancati di gioia e una smorfia di allegria sul volto deformato dalla maschera e dal boccaglio, mi invitarono a salire; ma le energie risparmiate in discesa mi consentirono di rimanere qualche secondo laggiù, mentre concetto e Paolo, allarmati controllavano dall'alto.

E risalii lieve lieve; mi sentivo un falco che sfruttava le correnti ascensionali celesti: era una fatica che non sentivo; si, muovevo le pinne ma i muscoli non mi diventavano di legno come le altre volte costringendomi talora anche a sospendere il ritmo delle pinneggiate per riposarmi. Mi sentivo leggero come un piumino portato dal vento con un semino di fiore con cui fecondare la terra.

In superficie, e solo là, mi accorsi di essere in mare allorché il sole sferzante troncò il turchino, l'azzurro e il celeste, tramutando il tutto in un monocromatico bagliore…"


Enzo Maiorca 1977– A CAPOFITTO NEL TURCHINO vita e imprese di un primatista mondiale


“One day babies of the future will be reconnected to the aquatic evolutionary past. They will be totally in harmony with the sea and diving and playing at great depth with their marine cousins, holding the breath for a long period of time and giving birth in the sea even in the presence of dolphins. Homo Delphinus is not just a concept.”


"...Lei mi insegno', così, a trattenere il respiro sempre più a lungo, ad ogni immersione, senza fare la preventiva iperventilazione; a lasciarmi andare giù; a lasciarmi cullare dal movimento dell'acqua, a sciogliermi in essa, a integrarmici totalmente, morbidamente, senza sforzi, con la massima economia di movimenti ed efficacia. Lei mi insegnò a piegarmi sotto le onde e a essere costantemente attento. M'insegnò a comportarmi sott'acqua, in apnea, come un felino si comporta sulla terra. Più che ogni altra cosa, lei mi insegnò a sorridere interiormente. Sembra poco e tuttavia è una cosa grandissima, perché grazie a questi insegnamenti diretti ho potuto più tardi impegnarmi sulla via che conduceva all'immersione profonda dei meno cento metri. …Diventavo sempre meno terrestre e sempre più acquatico. Fu la mia migliore scuola di apnea…   Parlando di Clown, la “primadonna” del seaquarium di Miami… 


Homo delphinus - Jacques Mayol



"Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita. "


Ayrton Senna da Silva